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Il
leone e il topo
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Un
po' sbadatamente, un topo
uscì dalla sua tana sotterranea,
finendo tra le zampe di un leone.
Il
re degli animali, in quell'occasione mostrò
di essere quello che era e gli lasciò
la vita.
Questa
buona azione non fu perduta. Chi avrebbe
mai creduto che un leone potesse
aver bisogno di un topo?
Dunque
successe che, nell'uscire dalla foresta,
quel leone fosse preso
in una rete: i suoi ruggiti non riuscirono
a spezzarla. Accorse il topo
e si diede tanto da fare con i denti che
rosicchiò una maglia, quella giusta,
e disfece la trappola.
La
pazienza e il tempo fanno più della
forza e della rabbia.
(da:
Jean de La Fontaine)
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PINOCCHIO
C’era
una volta un falegname di nome Mastro
Ciliegia a cui capitò fra
le mani, mentre stava riparando la
gamba di un tavolo, uno strano pezzo
di legno. Mentre il falegname si accingeva
a tagliarlo, il pezzo di legno cominciò
a lamentarsi. Impaurito, Mastro
Ciliegia pensò bene di liberarsene
subito, dandolo ad un suo amico di
nome Geppetto, che
voleva costruirsi un burattino. Geppetto,
che di mestiere faceva il ciabattino,
tornò a casa contento con sottobraccio
il pezzo di legno, pensando al nome
che avrebbe dato al burattino: "Lo
chiamerò Pinocchio!", si
disse, "questo nome gli porterà
fortuna!".
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Arrivato
nel misero sottoscala che gli serviva da casa
e da bottega, cominciò ad intagliarlo, ma
ad un tratto: "Ahi! Mi fai male!" si sentì
dire.
Con
sua grande meraviglia, il pezzo di legno era
animato. Il buon uomo, emozionato, continuò
il suo lavoro: modellata la testa, gli fece
i capelli e poi gli occhi, che subito si misero
a guardarlo fisso. Aveva appena fatto il naso
che questo cominciò a crescere e per quanto
lo tagliasse, rimaneva sempre lungo. La bocca
appena intagliata cominciò a ridere e poiché
Geppetto protestava arrabbiato,
gli tirò fuori la lingua. Ma questo non era
ancora niente: quando il ciabattino gli ebbe
fatto le mani, il burattino gli portò via
la parrucca e quando ebbe le gambe per prima
cosa gli tirò un calcio. Geppetto
con le lacrime agli occhi, esclamò: "Che
birba di un figlio! Non ti ho ancora finito
e già cominci a mancare di rispetto a tuo
padre!" |
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Poi
prese il burattino sottobraccio e un passo
dietro l’altro, cercò d’insegnargli a camminare.
Pinocchio, sgranchite le
gambe, poco dopo si mise a correre per tutta
la stanza e Geppetto dietro,
senza poterlo raggiungere, finchè il burattino
aperta la porta, scappò nella strada. Ma Pinocchio
correva più svelto di lui e benché il povero
ciabattino continuasse a urlare: "Fermatelo!
Fermatelo!", fra la gente che assisteva divertita
alla scena, nessuno si mosse. |
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Per
fortuna un carabiniere, sentite
le grida, si mise a gambe larghe in mezzo
alla strada e bloccò il fuggitivo, riconsegnandolo
al padre. "Ti tirerò l' orecchio!",
disse ancora trafelato per la corsa Geppetto
al burattino, ma si accorse che non avrebbe
potuto punirlo in questo modo, perché si era
dimenticato di fargliele. Pinocchio,
che si era molto spaventato nel trovarsi tra
le manacce del carabiniere, chiese scusa a
Geppetto di essere scappato
e questi lo perdonò. Anzi, appena a casa gli
fece un vestitino di carta fiorita, un paio
di scarpe di scorza d’albero ed un berretto
di mollica di pane. |
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Il
burattino abbracciò il padre: "Voglio
andare a scuola, diventare bravo e aiutarti
nella tua vecchiaia!", esclamò felice.
Geppetto,
commosso, rispose: "Ti ringrazio dei
tuoi buoni propositi, ma non abbiamo neanche
i soldi per comprare il sillabario!"
Pinocchio
si fece triste anche lui, mentre Geppetto,
rimasto pensieroso, si alzò d’un tratto in
piedi e infilatasi la vecchia casacca di fustagno,
uscì correndo di casa.
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Poco
dopo tornò con in mano un sillabario, ma
senza la casacca. Fuori nevicava.
"E
la casacca, babbo?"
"L’ho
venduta!"
"Perché
l’hai venduta?" "Perché mi faceva caldo!"
Pinocchio
saltò al collo di Geppetto per baciare un
padre così buono.
Aveva
smesso di nevicare e Pinocchio
col sillabario nuovo sotto il braccio, si
avviò per andare a scuola pieno di buoni
propositi: "Oggi voglio subito imparare
a leggere, domani a scrivere e dopodomani
imparerò a fare i conti. Poi guadagnerò
dei soldi e comprerò una bella giacca nuova
Geppetto. Se la merita."
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| Il
suo fantasticare fu interrotto dal suono improvviso
di una banda e Pinocchio
dimenticando la scuola, si trovò in una piazza
piena di gente che si affollava intorno ad
un baraccone dai colori vivaci.
"Cos’è
quel baraccone?", chiese ad un ragazzetto.
"Non
sai leggere? E’ il Gran Teatro dei Burattini!"
"Quando
si spende per entrare?"
"Quattro
soldi", rispose l’altro. |
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"Chi
mi da quattro soldi per questo bel libro nuovo?",
chiese a voce alta Pinocchio.
Un
rigattiere lì vicino comprò il sillabario
e Pinocchio potè entrare
nel teatro. Povero Geppetto,
com’erano stati vani i suoi sacrifici!
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|
Era
appena entrato nel teatro, che una delle marionette
che si muovevano sulla scena, si accorse della
sua presenza e cominciò a urlare: "C’è
Pinocchio! C’è Pinocchio!"
"Vieni
qui! Vieni con noi! Evviva Pinocchio, nostro
fratello!", si misero a chiamare
tutti i burattini in coro.
Pinocchio
salì sul palco in mezzo ai nuovi amici, mentre
in platea il pubblico protestava per tutta
quella confusione.
Uscì
allora Mangiafuoco, il burattinaio, un omone
spaventoso a guardarsi, gli occhi truci iniettati
di sangue: "Cosa succede" Basta così! Tutti
in riga, stasera faremo i conti!" |
| La
sera Mangiafuoco si mise
a tavola, ma quando si accorse che gli mancava
della legna per finir di cuocere un bel pezzo
di montone, si ricordò dell’intruso che aveva
interrotto lo spettacolo.
"Vieni
qua, Pinocchio! Mi servirai come lega da ardere!"
Il
povero burattino cominciò a piangere e ad
implorare: "Babbo mio, salvami! Non
voglio morire …non voglio morire!"
Mangiafuoco
nel sentire le invocazioni di Pinocchio,
domandò sorpreso: "Il tuo babbo e
la tua mamma sono sempre vivi?"
"Il
babbo sì, la mamma non l’ho mai conosciuta!",
rispose Pinocchio con un fil di voce. |
| L’omone
cominciò ad intenerirsi: "Chissà che
dispiacere sarebbe per tuo padre se ti buttassi
nel fuoco …. Ma devo finire di cuocere il mio
montone! Vuol dire che brucerò un altro burattino!
Gendarmi! Venite qui! Portatemi Arlecchino ben
legato!" |
| Pinocchio
nel vedere l’altro burattino che stava per
essere bruciato al suo posto, si mise a piangere
più forte di prima.
"Pietà
Eccellenza! Pietà! Vi chiedo grazia per il
povero Arlecchino!"
"Qui
non c’è grazia che tenga!", urlò
Mangiafuoco inferocito.
"Io
voglio mangiare della carne bene cotta!"
"In
questo caso", gridò fieramente Pinocchio rialzandosi
in piedi, "non è giusto che
Arlecchino debba morire al mio posto! Bruciate
me!"
Mangiafuoco
rimase perplesso: "Guarda! Guarda!",
si disse, "un burattino eroe non l’avevo
mai incontrato!"
Tirò
su col naso e disse con tono più gentile:
"Sei proprio un bravo ragazzo! Quasi,
quasi …"
Pinocchio
cominciò a sperare: gli occhi terribili del
burattinaio lo fissarono a lungo, finchè finalmente:
"Va bene! Va bene! Per stasera mangerò
il montone mezzo crudo, ma la prossima volta,
guai a chi tocca!"
Fra
i burattini ci fu subito gran festa per la
grazia ricevuta. Mangiafuoco
si fece raccontare da Pinocchio
la sua storia ed impietosito per la bontà
di Geppetto, regalò al burattino
cinque monete d’oro.
"Portale
a tuo padre, poveretto! Digli di comprarsi
una casacca nuova e salutalo tanto da parte
mia!"
Pinocchio
felice lasciò il Teatro delle Marionette,
ringraziando Mangiafuoco per
la sua generosità. |
 |
Stava
tornando a casa di corsa, quando incontrò
un Gatto mezzo cieco ed una
Volpe zoppa e non seppe resistere
alla tentazione di raccontare loro la fortuna
capitatagli.
I
due, nel vedere le monete d’oro architettarono
subito un piano e gli dissero: "Se
vuoi davvero far felice tuo padre, dovresti
portagliene molte di più. Noi conosciamo un
campo magico, dove potresti seminarle e raccoglierne
il giorno dopo dieci volte di più!"
|
| "Ma
non è possibile!", domandò Pinocchio
stupito.
"Te
lo spiego subito", disse la Volpe.
"Nel
paese dei Barbagianni c’è un campo chiamato
da tutti "dei miracoli",
dove se in una piccola buca metti
uno zecchino d’oro, il giorno dopo trovi un
bell’albero carico di monete nuove!".
Pinocchio,
ingenuamente, si lasciò convincere dai due
falsi amici e finì all’Osteria del
Gambero Rosso per festeggiare il
loro incontro e la futura ricchezza.
Dopo
la cena ed un breve riposo avrebbero dovuto
ritrovarsi tutti e tre a mezzanotte, per raggiungere
il Campo dei Miracoli, ma
Pinocchio svegliato dall’oste
all’ora fissata, seppe che il Gatto
e la Volpe erano già partiti
da tempo, lasciandolo solo. Non gli rimase
che pagare la cena con una delle monete d’oro
ed avviarsi attraverso un sentiero nel bosco
verso il campo magico, quando improvvisamente
…
"O
la borsa o la vita!", gli imposero
due brutti ceffi incappucciati di nero. Pinocchio,
che aveva nascosto le monete sotto la lingua,
non rispose. Inutili furono i tentativi dei
due per sapere dove fossero i soldi.
Pinocchio
zitto non parlava, nonostante i due
minacciassero di impiccarlo. I banditi misero
intorno al collo del povero burattino una
corda che si stringeva sempre più. "Babbo
mio aiutami!", fu l’ultimo pensiero
di Pinocchio.
Il
Gatto e la Volpe,
poiché erano loro i due briganti incappucciati,
si allontanarono minacciando: "Resterai
appeso finchè non ti deciderai a parlare.
Torneremo fra poco a vedere se hai cambiato
idea!" |

 |
Ma
una fatina che abitava lì vicino sentì le
invocazioni …
Da
una finestra del suo castello, la Fatina
dai Capelli Turchini vedeva Pinocchio
dondolare scalciando, appeso ad una quercia
del bosco. Impietosita, battè tre volte le
mani e di colpo un Falco ed un Cane
apparvero come per incanto.
"Svelto!,
disse la Fatina al primo.
"Vola
sulla quercia e col tuo becco taglia la corda
che trattiene quel povero ragazzo!"
E
al secondo: "E tu prepara una carrozza
e portalo qui con tutti i riguardi!"
Detto
fatto, Pinocchio, che sembrava
morto, si trovò al castello in un bel letto
caldo, mentre Corvo, Civetta e Grillo,
tre medici famosi, erano chiamati a consulto
dalla Fatina.
Una
medicina molto amara, consigliata dai tre
saggi medici, guarì subito Pinocchio.
La Fatina allora, carezzando
il burattino, gli chiese: "Raccontami
cosa ti è successo!" |

 |
Pinocchio
cominciò la sua storia senza parlare della
vendita del sillabario, ma quando la sua benefattrice
gli chiese dov’erano le monete d’oro, disse
d’averle perse, mentre sapeva di averle nascoste
nel frattempo in tasca.
Subito
il suo naso cominciò ad allungarsi sempre
di più, mentre la Fatina ridendo
gli diceva: "Hai detto una bugia,
si vede subito dal naso che ti si allunga!"
|
| Pinocchio
rosso dalla vergogna, non sapeva più dove
mettere quel naso ingombrante e si mise a
piangere. La Fatina allora,
impietosita ancora una volta, battè le mani
e un nugolo di picchi arrivò subito a beccare
il naso, che tornò così normale.
"Ricordati
di non dire più bugie, altrimenti il tuo naso
si allungherà di nuovo!", gli raccomandò
la Fatina.
"Adesso
va da tuo padre e portagli le monete!"
Pinocchio,
riconoscente, l’abbracciò e partì di corsa
per tornare a casa. Ma vicino alla grossa
quercia nel bosco, ritrovò il Gatto
e la Volpe e disubbidendo
alle promesse fatte, ingenuamente si lasciò
di nuovo convincere a seppellire le monete
nel Campo dei Miracoli. |
 |
Il
giorno dopo ritornò fiducioso, ma ahimè, le
monete erano scomparse!
Pinocchio
sconsolato ritornò a casa senza le monete
che Mangiafuoco gli aveva dato per Geppetto.
Ma il babbo, dopo averlo sgridato per la lunga
assenza, lo perdonò e la scuola accolse il
burattino che sembrava aver messo finalmente
giudizio. |
| Ma
di nuovo comparve qualcuno a portarlo sulla
cattiva strada: era Lucignolo,
il più svogliato della classe.
"Perché
non vieni con me nel Paese dei Balocchi, dove
non si studia mai e si gioca tutto il giorno?"
"Ma
esiste davvero un paese così?", chiese
Pinocchio incredulo.
"Stasera
passa il carro che mi porterà là",
disse Lucignolo, "vuoi venire?".
Pinocchio,
dimenticando le promesse fatte al padre ed
alla Fata Turchina, si stava
mettendo ancora nei guai. |

 |
Venne
mezzanotte ed il carro arrivò per prendere
i due amici ed altri due ragazzi che, come
loro, non vedevano l’ora di arrivare in un
paese dove non esistevano più libri, né maestri,
né scuole.
La
carrozza era trainata da dodici pariglie di
ciuchini tutti della stessa grandezza, che
invece di essere ferrati come le atre bestie
da tiro, avevano alle zampe stivaletti da
uomo di pelle bianca.
Tutti
salirono sulla carrozza e Pinocchio, più felice
degli altri, montò su un ciuchino. Il
Paese dei Balocchi li aspettava!
Nel
Paese dei Balocchi tutto era proprio come
Lucignolo aveva promesso: i ragazzi si divertivano,
senza mai studiare, era proibito parlare di
scuola e a Pinocchio non sembrava vero di
poter sempre giocare.
"Che
bella vita!", diceva Pinocchio tutte le volte
che incontrava Lucignolo."
"Vedi
che avevo ragione?", ribatteva soddisfatto
questi.
"E’
vero Lucignolo! Se oggi sono felice è tutto
merito tuo. E pensare che il maestro mi diceva
di non frequentarti…" |
 |
Ma
una mattina, svegliandosi, Pinocchio
ebbe una brutta sorpresa: lui che
aveva le orecchie solo disegnate, perché Geppetto
non aveva fatto in tempo a intagliarle, si
accorse, toccandosi, che durante la notte
gli erano cresciuti un magnifico paio di orecchi
pelosi. Ma non era tutto! La mattina dopo
erano cresciuti ancora di più. Pinocchio dalla
vergogna, si infilò un gran berretto di cotone
ed andò a cercare Lucignolo.
Anche l’amico però aveva in testa un berretto
che gli scendeva fino al naso. I due ragazzi
si guardarono a lungo, pensando alla stessa
cosa; insieme si tolsero i berretti e si misero
a ridere nel vedersi a vicenda così buffi
con quelle lunghe orecchie pelose. Ridevano,
ridevano ma tutto ad un tratto Lucignolo impallidì
e cominciò a barcollare: "Aiuto Pinocchio!
Aiuto!" |
| Ma
anche Pinocchio stava già
barcollando e si mise a piangere: il viso
dei due ragazzi cominciò a prendere la forma
di un muso, mentre sentiva il bisogno di camminare
a quattro zampe. Stavano diventando due grigi
somarelli; continuavano a lamentarsi per questa
trasformazione, ma ormai invece di gemere,
ragliavano. Quando il padrone del carro che
li aveva condotti nel Paese dei Balocchi
sentì il raglio dei nuovi asini, si sfregò
le mani tutto contento.
"Ecco
due nuovi somari da portare al mercato. Ne
ricaverò almeno quattro monete d’oro!"
Questo
era dunque il triste destino di tutti i ragazzi
che lasciavano la scuola per passare le giornate
solo a giocare. Lucignolo
fu venduto ad un contadino, Pinocchio
invece fu comprato dal padrone di un circo
che voleva ammaestrarlo per farlo poi saltare
e ballare, come gi altri animali della compagnia.
Com’era dura la vita del somaro! Da mangiare,
fieno e quando questo era finito, paglia,
E frustate! Frustate tutti i giorni per imparare
i difficili esercizi del circo. Finchè un
giorno, costretto a saltare nel cerchio, cadde
malamente e si azzoppò. Il direttore del circo
chiamò allora il garzone di stalla: "Non
so che farmene di un somaro zoppo! Portalo
in piazza e rivendilo, anche per poco!" |
| Nessuno
voleva comperare un ciuco così malconcio,
finchè si fece avanti un ometto: "Lo
compro solo per usare la pelle! Vorrei farne
un bel tamburo per la banda del mio paese!"
Per
pochi soldi Pinocchio cambiò
padrone e nel sentire la triste fine che lo
aspettava ragliò a lungo lamentosamente.
L’uomo
condusse il ciuco sulla riva del mare, gli
mise un grosso macigno al collo e legò una
zampa con una lunga corda, poi con una spinta
lo buttò nell’acqua.
Con
in mano la fune si sedette sullo scoglio,
aspettando che il ciuco morisse affogato per
poi scorticarlo e togliergli la pelle.
Sott’acqua
Pinocchio sentiva la fine vicina:
in un lampo ripensò ai dispiacere che aveva
dato a Geppetto, alle promesse non mantenute
ed invocò ancora una volta la Fata
ai Capelli Turchini. |
 |
La
Fata sentì il richiamo e vedendo
che Pinocchio stava per affogare,
gli mandò intorno un branco di grossi pesci
che si misero a divorare tutta la carne del
somaro finchè arrivarono all’osso, ossia al
legno di cui era fatto Pinocchio. |
A
quel punto i pesci smisero di mangiare mentre
Pinocchio sentiva la fune
tirarlo fuori dall’acqua.
Invece
dell’asino morto, l’uomo sbalordito vide quindi
apparire a fior d’acqua il burattino vivo,
che si dimenava come un’anguilla. |
| Riavutosi
un po’ dal primo stupore balbettò, quasi piangendo:
"E il ciuco che ho gettato in mare,
dov’è?"
"Quel
ciuchino sono io!", rispose il burattino
ridendo.
"Tu?
Non credere di prendermi in giro! Se mi arrabbio
io …"
Pinocchio
pazientemente gli raccontò allora la sua storia:
"…ecco perché tirando la fune avete
trovato un burattino vivo, invece di un somaro
morto!"
"La
tua storia non mi interessa!", urlò
imbestialito l’uomo.
"Io
so che ho speso venti soldi per comprarti
e rivoglio i miei quattrini! Se non ho più
il mio ciuco, ti porterò al mercato per rivenderti
a peso come legna da ardere!"
Pinocchio
che si era slegato, gli fece allora uno sberleffo
e con un bel salto si tuffò in acqua, allontanandosi
a nuoto.
"Addio
padrone! Se avete bisogno di un po’ di legna
stagionata per il vostro camino, ricordatevi
di me!"
Pinocchio
felice di essere di nuovo un burattino di
legno, nuotava allegramente, allontanandosi
dalla spiaggia. Ben presto fu un puntino lontano
in mezzo al mare. |
 |
Ma
le sue disavventure non erano finite: un enorme,
mostruoso pescecane emerse dal mare alle sue
spalle.
Pinocchio
atterrito, si accorse della smisurata
bocca che lo inseguiva e cercò di sfuggire,
nuotando il più velocemente possibile, ma
il mostro si avvicinava sempre più. Cercò
anche di cambiare direzione ma invano, raccolse
allora tutte le sue forze per una fuga ormai
impossibile: sentiva dietro di sé il risucchio
dell’acqua che entrava nell’immensa apertura. |
D’un
tratto si trovò inghiottito con violenza insieme
a tanti altri pesci che avevano avuto la sventura
di trovarsi davanti al terribile pescecane.
Pinocchio fu sballottato con violenza dal
vortice d’acqua nella gola del mostro, fino
a rimanerne stordito.
Quando
rinvenne si trovò nel buio più profondo, mentre
sentiva sopra di sé ad intervalli lo spaventoso
ansimare delle branchie del pesce. Cominciò
ad inoltrarsi carponi per quella che gli sembrava
una strada in discesa, urlando: "Aiuto!
Aiuto! Nessuno viene a salvarmi?" |
 |
D’un
tratto intravide un fioco chiarore e via via
che si avvicinava, si accorse di una fiammella
che brillava lontana. Finchè, cammina cammina….
"Babbo!
Com’è possibile …?"
"Pinocchio!
Figlio mio! Sei proprio tu!" |
I
due si abbracciarono, piangendo dalla commozione
e fra i singhiozzi, cominciarono a raccontarsi
le loro disavventure. Geppetto con le lacrime
agli occhi, carezzava la testa del burattino
e cominciò a raccontargli come era capitato
nella pancia del pescecane.
"Ti
ho cercato dappertutto, poi visto che non
ti trovavo sulla terra, mi ero costruito una
barchetta per cercati in mare, ma prima una
burrasca mi capovolse, poi il pescecane mi
inghiottì. Per fortuna ogni tanto questo mostro
ingoia anche i resti di navi affondate dalle
tempeste ed allora trovo fra i rottami quello
che mi serve per sopravvivere!". |
 |
"Però
siamo ancora vivi!", disse Pinocchio quando
ebbero finito di raccontarsi le loro peripezie,
"…e dobbiamo fuggire da qui!"
Il
burattino, prese per mano Geppetto
e facendosi luce con la candela, cominciò
a risalire lungo il corpo del mostro.
Arrivarono
nella gola spaziosa del pescecane e qui si
fermarono pieni di paura, ma per loro fortuna
di notte questi dormiva a bocca aperta perché
era malato d’asma. |
"Ecco,
è il momento di scappare!", bisbigliò
Pinocchio e poco dopo il
burattino nuotava veloce, reggendo sulle spalle
Geppetto.
Per
loro fortuna, il giorno prima il pescecane
si era avvicinato alla spiaggia, così poco
dopo riuscirono a raggiungere la riva.
Albeggiava
e Geppetto tutto bagnato era mezzo morto dalla
paura e dal freddo.
"Appoggiati
al mio braccio, babbino caro, non so dove
siamo, ma vedrai che troveremo di nuova la
strada di casa!" |
| Vicino
alla spiaggia c’era una vecchia capanna di
frasche abbandonata, dove trovaro un primo
rifugio. A Geppetto era venuto un gran febbrone
e Pinocchio uscì.
"Vado
a cercarti del latte!", disse.
Un
belare di capre lo guidò nella direzione giusta
e poco dopo si trovò davanti ad un contadino,
ma senza i soldi per comprare il latte.
"Il
mio somaro è morto, se farai girare al suo
posto la macina del mulino per mezza giornata,
avrai il latte che desideri!"
Così
per giorni e giorni Pinocchio ogni mattina
si alzava presto per provvedere la mantenimento
di Geppetto. Tornarono finalmente a casa e
Pinocchio lavorava fino a
tardi, fabbricando canestri e panieri di giunco
per guadagnare da vivere per sé e per il padre. |
 |
Un
giorno venne a sapere che la Fatina,
colpita da mille disgrazie, si trovava malata
all’ospedale. Per aiutare la sua benefattrice,
rinunciò ad un vestito nuovo e le mandò i
soldi per curarsi, anche se a costo di grandi
sacrifici.
Una
notte Pinocchio fede un bellissimo sogno in
cui gli apparve la Fatina che
lo ringraziava e la mattina appena sveglio
si accorse allo specchio di essere un altro.
Vide l’immagine di un bel ragazzo dai capelli
castani e dagli occhi celesti.
|
Geppetto
lo abbracciò felice.
"E
il vecchio Pinocchio di legno dov’è?",
gli chiese subito il ragazzo ancora incredulo.
"Eccolo
là!", gli rispose allora Geppetto,
"quando i ragazzi da cattivi diventano
buoni, cambiano vita ma anche aspetto!". |
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